Chi non si è mai posto almeno una volta la domanda: da dove viene la mia famiglia? Chi sono i miei antenati?

Insomma, tutti sanno chi erano i propri nonni, ma quanti conoscono almeno il nome dei nonni dei nonni? E quanti sanno da che luogo ha avuto origine la loro famiglia o il loro cognome? Ecco, per alcuni (sottoscritto incluso) queste domande diventano quasi un’ossessione e ci spingono a chiederci: è possibile ottenere queste informazioni? Adesso cercherò di spiegarvi come fare.

Occorre fare una premessa: non tutto quello che dirò è valido ovunque, questo perché l’Italia è stata divisa in diversi Stati per secoli, e ciascuno aveva un suo sistema amministrativo; inoltre anche i sistemi d’archiviazione di una provincia sono diversi e devono tener conto anche delle variazioni territoriali che questa ha subito. Trattando storia bresciana, mi focalizzo proprio su come muoversi in questo territorio, e devo tener conto che durante la dominazione austriaca la Valcamonica era inserita nella provincia di Bergamo, mentre Asola è stata bresciana fino all’arrivo di Napoleone.
Per prima cosa è utile mettere insieme tutte le informazioni conosciute sull’ultimo antenato di cui si ha memoria. Talvolta se esiste una lapide cimiteriale si parte da questa. Conoscendo il comune dove è avvenuto il decesso si può richiedere all’anagrafe competente un certificato di morte da cui si apprenderà il luogo di nascita e di solito il nominativo del coniuge. Ecco, per farla breve noi ci concentriamo sulla ricerca patrilineare, ovvero, seguiamo il cognome a ritroso, ma è ovvio che volendo potremo estendere la ricerca a tutti gli altri rami degli avi.

Una volta ottenuta l’informazione del luogo d’origine dell’antenato possono essere utili anche ricerche per stato di famiglia, richieste sempre all’anagrafe competente, ma queste sono a pagamento e spesso risultano incomplete. Comunque non si arriva molto indietro visto che lo stato civile del Regno d’Italia è stato creato nel 1866, dopo l’unità, e messo in uso a tutti gli effetti solamente nel 1872. Chiaro che così, raramente si risale oltre i trisavoli. Quindi, cosa possiamo fare?
Entriamo nella parte più succosa, quella delle anagrafi parrocchiali. Il concilio di Trento poco dopo la metà del 1500 ha stabilito l’obbligo per le parrocchie di registrare i battesimi e i matrimoni al fine di avere una conoscenza dello stato delle anime e per evitare il verificarsi di matrimoni illegittimi. Poi, a inizio ‘600, è stato stabilito anche l’obbligo della registrazione dei defunti. Per cui, anche nel caso di persone povere, è possibile recuperare le proprie origini fino alla metà del 500, ovviamente ammesso che non vi siano interruzioni obbligate, dovute ad assenza di documentazione o di riferimenti certi. Non è raro trovare ammanchi tra i registri, o trovarsi in una parrocchia dove, ad una certa data, un incendio ha distrutto l’archivio dimostrandosi un ostacolo insuperabile per le nostre ricerche.

Chiaramente, c’è da tenere in considerazione che questi dati sono stati raccolti per un fine spirituale, perciò è molto più probabile trovare informazioni legate al rito della confessione e dell’estrema unzione, piuttosto che la causa del decesso. Ma anche qui possiamo trarre delle deduzioni: per esempio quando è stata data l’estrema unzione sub-conditione, significa che la persona è morta improvvisamente, non avendo avuto modo di confessarsi e ricevere il sacro viatico perché magari colpita da un infarto, uccisa da un incidente o magari assassinata.
Per quanto riguarda il periodo antecedente l’unità d’Italia, abbiamo una marea di informazioni, perché in quel periodo, per il regno Lombardo-Veneto, il parroco fungeva anche da ufficiale di stato civile per conto dell’amministrazione asburgica. Per cui oltre alla copia di registri parrocchiali, si redigeva quella di stato civile (in cui sono inseriti anche altri dati: causa di morte o posizione lavorativa, per esempio). Inoltre spesso una terza copia riassuntiva degli atti anagrafici veniva redatta per la diocesi ed è possibile recuperarla all’archivio diocesano, dove tra l’altro del 19 secolo sono recuperabili e ben documentate le dispense matrimoniali per quei matrimoni celebrati in 3° e 4° grado di consanguineità. Una situazione molto frequente soprattutto nei borghi più piccoli. In queste dispense è possibile trovare anche un piccolo albero genealogico che dimostra la relazione parentale tra i due sposini e la motivazione della richiesta dispensa che può far luce su qualcosa in più della loro condizione.
Prima del periodo asburgico, anche se di breve durata, troviamo l’anagrafe napoleonica, che rappresenta il primo sistema di registrazione civile della popolazione. Come detto comprende pochi anni ma per incrociare i dati rappresenta una fonte importante di notizie e in più, buona parte dell’anagrafe napoleonica d’Italia (inclusa quella bresciana) è interamente digitalizzata sul portale antenati.

Prima di Napoleone l’unica fonte disponibile restano i registri parrocchiali. Incrociando i dati tra battesimi, matrimoni e morti, e con un po’ di fortuna, è possibile ricostruire gli ultimi 5 secoli della propria stirpe. Il mio consiglio è quello di fotografare i documenti di tutti quelli che portano il cognome di vostro interesse, anche quelli che vi sembrano non imparentati col vostro ramo. Questo vi aiuterà ad estendere la rete delle parentele e delle consorterie familiari, ma soprattutto vi fornirà un utile strumento per ovviare a problemi di omonimie (che ne troverete sicuramente a bizzeffe) ed anche per formulare più facilmente ipotesi su eventuali spostamenti che la vostra famiglia ha fatto nel corso del tempo. È molto facile infatti che, nel caso i vostri antenati fossero poveri, avessero bisogno di spostarsi frequentemente alla ricerca di lavoro, considerando anche il fatto che i contratti agricoli duravano un anno, i braccianti potevano passare da un comune a un altro ogni 12 mesi, oppure vi capiterà di trovare malghesi che passavano la stagione estiva in un luogo e quella invernale in un altro. Le famiglie che invece hanno anche una minima fortuna, finiscono inevitabilmente per patrimonializzare la loro ricchezza con qualche proprietà immobiliare, seppur minima, e stanzializzarsi nel luogo dove questi beni sono posseduti. Tra l’altro questo è uno dei motivi per cui è facile identificare le famiglie che nei secoli passati hanno goduto di qualche agiatezza: perché semplicemente ci hanno lasciato molti più discendenti con lo stesso cognome nello stesso comune.

E una volta ricostruito l’albero genealogico, fatto di nomi e date, è possibile sapere qualcosa di più sulle persone che abbiamo ritrovato? Ebbene si, anche se questa è la parte più complessa e lunga del mestiere.

Di fatto il motivo per cui gli stati hanno sempre avuto bisogno di censire e accumulare dati è uno soltanto: avere le informazioni utili a riscuotere una giusta tassazione. Il percorso più facile che possiamo intraprendere sono i catasti. Da quello italiano, passando per il catasto austriaco e infine quello napoleonico, ci possiamo muovere con una certa facilità avendo anche a disposizione mappe particellari e sommarioni o libroni partitari in cui sono riportati i nominativi dei possessori. Il catasto particellare benché in buona parte della Lombardia è presente anche nel ‘700 con il catasto teresiano, questo non copre Brescia e Bergamo. Quindi a questo punto cosa facciamo? Si può procedere a ritroso con gli estimi dell’antico regime. Questi sono conservati in parte all’Archivio di Stato e in parte negli archivi comunali e sebbene non sono complicati da seguire, non hanno una mappa di supporto che possa aiutarci ad individuare gli immobili. Gli estimi venivano redatti molto frequentemente, anche ogni paio d’anni, e se si ha la fortuna di avere avuto antenati che fossero possessori anche di un solo piò di terra, è possibile seguirne a ritroso il possesso visto che i beni vengono descritti con i nominativi dei proprietari confinanti a monte, mezzodì, mattino e sera, e il possessore è identificato quasi sempre con il nominativo del padre. Inoltre spesso ci sono dei rimandi a catasti generali precedenti che facilitano la ricerca.

Un altro modo che può essere svolto in parallelo è quello della consultazione degli atti notarili conservati negli archivi di stato. Questo è il più lungo e complesso anche se è forse quello più soddisfacente. Vi si possono trovare atti di compravendita, di divisione, atti di dote matrimoniali e testamenti importantissimi per ricostruire le dinamiche familiari. Prima di cimentarsi in questa ricerca è meglio avere chiaro il comune di residenza dei propri antenati. Negli inventari dell’archivio di stato è possibile identificare i notai che hanno rogato in quel comune e il periodo in cui hanno emesso gli atti. E una volta che si è scelto il notaio di interesse si procede a rastrello spulciando tra tutte le filze e facendo passare uno ad uno gli atti notarili. Personalmente ne ho consultati migliaia, tenendo conto che in ogni filza mediamente ci saranno si e no 200 atti.
A proposito di testamenti: c’è una fonte importante a Brescia nel fondo della Cancelleria Camerale, per un periodo di 50 anni, alla fine del 1700, la Serenissima aveva imposto la tassa del quintello sulle eredità. Con questa tassa una copia di ciascun testamento è stata conservata a parte in questo fondo e il bello è che i fascicoli dei testamenti sono stati suddivisi in ordine alfabetico con le iniziali dei cognomi del testatore.

Ci sarebbe molto altro da dire ad esempio riguardo i fondi dove è possibile recuperare informazioni militari o ad esempio, molto utili ma quasi mai facili da reperire, i registri della tassa del testatico, che di solito sono conservati negli archivi comunali e che censiscono testa per testa ogni famiglia coi suoi componenti al fine di riscuotere quella che era la tassa più iniqua e odiata di tutte, il testatico appunto, o poll-tax.
Direi che posso chiudere qui, perché mi sono dilungato anche troppo. Penso di aver spiegato abbastanza bene quali sono le fonti per una ricerca genealogica che richiede davvero tanto tanto tempo. Voi non immaginate la fatica che c’è dietro il reperimento di tali informazioni, e quando pubblico anche solo qualche nota sui cognomi bresciani, è inutile che chiediate continuamente di dare informazioni sul vostro, perché se non ne ho, quello che vi ho detto prima è il processo per reperirle. Non è un capriccio mio non pubblicare note sul tal cognome, semplicemente non vi so rispondere finché non faccio una ricerca o non vengo a conoscenza di qualcuno che l’ha fatta. Purtroppo non esiste un’enciclopedia dei cognomi che abbia affrontato una ricerca genealogica seria, perché anche solo per i cognomi bresciani non basterebbero 100 vite. Pian piano continuerò a pubblicare qualcosa, mano a mano che cerco, e mano a mano che qualche buon samaritano mi aiuta nel reperire informazioni. Vi tocca avere pazienza e sperare che prima o poi mi capitino sotto mano i vostri antenati.

Alberto Fossadri