Per la rubrica “Brevi cenni sulle famiglie bresciane”

Storia della famiglia LANTIERI

Stemma-Lantieri
Stemma Lantieri: “Troncato: nel primo d’oro all’aquila spiegata di nero, coronata del campo; nel secondo d’azzurro al crescente montante d’argento accompagnato da tre stelle dello stesso 2 e 1”

Le origini di questa famiglia sono antichissime, anche se non si volesse accettare l’incerto capostipite LANTERIO che fu marchese dell’Istria e che nel 932 fu in guerra coi Veneziani condotti dal doge Pietro II Candiani. Sin dal sec. XII appaiono sicuramente i Lantieri accampati sulla sponda sinistra dell’Oglio, signori di quel paese ove l’Imperatore raccoglieva i tributi; infatti noi troviamo nel 1192 un OTTONE e nel 1234 GUGLIELMO suo figlio governatori del ponte di Rudiano sull’Oglio, punto strategico importante per la guerriglia contro bergamaschi e cremonesi.

Nel 1276 un LANTERIO fu Podestà di Piacenza; suo figlio pure LANTERIO nel 1301 venne ammesso alla cittadinanza di Bergamo e suo fratello CORRADO morì combattendo in Africa sotto Tunisi. Nel 1329 un GHERARDO fu Podestà della Mirandola.

Mutatisi i tempi, da guelfi i Lantieri divennero ghibellini e furono devoti alla causa dei Visconti che signoreggiarono su Brescia; FAUSTINO (1389) fu consigliere e ambasciatore di Gian Galeazzo presso il Re di Francia per le nozze di Valentina; ANTONIO e MARCHETTO ottennero da Filippo Maria di entrare in possesso dei beni dei Guelfi sconfitti ad Adro nel 1412. È di questi tempi quel GIOVANNINO che fu fatto seppellire vivo da Cabrino Fondulo, signore di Cremona, al quale egli, dottore di Legge, aveva rimproverato la nefasta tirannia.

Castello-Lantieri-Paratico
Castello Lantieri di Paratico, dove la leggenda vuole sia stato ospite il sommo poeta Dante

Nel sec. XIV i vari rami in cui era suddivisa la famiglia e che non si mossero mai dalle loro terre a sud del lago d’Iseo, assunsero dei cognomi nuovi, quasi a distinguersi tra loro, e li usarono così che, per tutto il sec. XV e anche dopo, il cognome Lantieri viene nei documenti, nelle polizze d’estimo, persino nei processi di nobiltà tralasciato e come sottaciuto oppure semplicemente usato come nome proprio. Così abbiamo il ramo di BIANCO o BIANCHINO CANIPARI da Paratico che si spense nel sec. XVII, quello di LANTERIO da Paratico estintosi nel sec. scorso con FAUSTINO, padre di Margherita in Togni e finalmente quello di LANTEROLO NUCHELLI da Paratico che è quello oggi vivente.

Del ramo di BIANCO è quel BRANCHINO di Lorandino che scrisse del sacco di Brescia nel 1512 dato da Gastone di Foix e forse è lo stesso che nel 1524 ebbe larghissimi privilegi da Francesco Maria della Rovere duca d’Urbino, governatore generale della Repubblica Veneta.

Da GIULIANO, della discendenza forse di Lanterio, nacque invece quel GIACOMO, matematico insigne e architetto militare che fu in relazione col duca Alfonso di Ferrara e Renata di Francia. Chiamato alla Corte di Spagna da Filippo II fu inviato in Africa dove, in vesti di pellegrino, fra pericoli di ogni genere, riuscì a prendere disegni e piante delle fortezze nemiche, dei porti e degli approdi. Al suo ritorno fu nominato Ingegnere Maggiore di S. M. Cattolica che gli assegnò anche stanza nobile e grosso stipendio in Napoli dove morì. Ordinò che sul suo sepolcro fosse scolpita la sua impresa: una vite perpetua col motto «nunquam sistenda» alludendo alla perpetua sua fede al Re mecenate. PAOLO, frate dell’Ordine dei Predicatori sotto il nome di frate Giovita, che fu Legato da Papa Gregorio XIII presso i Tartari e poi fu chiamato alla Corte di Polonia quale profondo conoscitore e interprete di lingue orientali; GIULIANO, che visse nel sec. XVII e fu musico insigne, insieme ad altri che coprirono cariche pubbliche e illustrarono questo casato.

L’avo di Lanterolo sopracitato fu MAFFEO che figura in un atto di locazione del 1377 «dictus Nuchellus», il padre invece fu quel Tonino già nominato per i privilegi che ebbe da F. M. Visconti. TONINO ebbe due figli: LANTEROLO e GIOVANNI; della discendenza del primo diremo più avanti. Dal secondo deve essere nato ANTONIO che attorno al 1450 emigrò a Gorizia e ivi fondò il ramo che divenne dei Baroni liberi di Schonau, Reifenberg, Vipaco, ecc. e che nel Seicento ebbe un GASPARO consigliere segreto e Luogotenente Generale di Ferdinando d’Austria, FEDERICO e FRANCESCO, Governatori e Capitani di Gorizia, ANTONIO FELICE, Camerlengo dalla Chiave d’oro e paggio di Ferdinando III, GUGLIELMO che vestì l’abito di Malta e FERDINANDO, pure cavaliere di Malta, Capitano Corazza, di S. M. Cattolica.

LANTEROLO, il capostipite dei viventi, figlio di Tonino Nuchelli, morì attorno al 1450 lasciando i figli TONINO e BOCACCINO; questo ultimo fu padre di ANTONIO (n. 1501) padre a sua volta di GIROLAMO (n. 1553). MASSIMO, figlio di Girolamo (n. 1587) venne ammesso nel Consiglio Generale della Città con deliberazione del 1628, mentre suo figlio GIO. BATTISTA fu ammesso nel 1678, suo nipote SIMEONE (n. 1688) nel 1720 e suo pronipote ANGELO (n. 1728) nel 1762.

Da Angelo Paratico nacque GERVASIO padre di GIO. BATTISTA (n. 1810), questi sposò Anna Scopoli da cui ebbe tre figli, che furono: GERVASIO, SIMEONE e FEDERICO, i quali formarono tre rami distinti.

Gervasio (n. 4 aprile 1839) sposò la marchesa Anna Boschi di Bologna da cui: 1) AGOSTINO (n. 19 genn. 1868) marito di Lucia Passoni dalla quale: a) Evelina (n. 20 febbraio 1897) e b) Rosa (n. 3 maggio 1900) in nob. dott. Giovanni Averoldi. 2) Edvige (n. 1868) in Baseggio.

3) Vittoria (n. 1876) in Roberto Hubscher.

Simeone (n. 17 luglio 1846) marito di Orsolina Vezzoli da cui: 1) GIOVANNI (n. 8 dic. 1880); 2) ANGELO (1885, † 1909); 3) ALBERTO (n. 4 ott. 1887) tenente d’Artiglieria, ferito in guerra, decorato di due croci di guerra, che sposa la nob. Anna Lantieri di Paratico da cui: a) SIMEONE (n. 27 marzo 1921); b) MASSIMO (n. 16 marzo 1923); c) FEDERICO (n. 27 ott. 1924).

Federico (n. 15 giugno 1850) sposò Lucia Vezzoli da cui: 1) GIO. BATTISTA AMERIGO (n. 2 maggio 1886); 2) LANTERO CARLO (n. 23 genn. 1888) tenente di Fanteria in guerra; 3) SIMEONE (n. 20 agosto 1891) capitano d’Artiglieria in S.A.P., decorato di medaglia d’argento al V. M.; marito di Anna Favetti da cui: GIAN CARLO; 4) FEDERICO (n. 9 luglio 1893) capitano degli Alpini in S. A. P., decorato di medaglia d’argento al valor militare, marito di Maria Roques Bizot, da cui: a) CORRADO (n. 3 agosto 1926); b) Alessandra (n. 7 marzo 1928); c) GIAN MARCO (n. 11 nov, 1929); 5) Anna (n. 2 febbr. 1895) sposa di Alberto Lantieri di Paratico.

Fonti:
-Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 47-48